Francesco, pensionato, uccide la sua ex compagna che l’aveva lasciato per un uomo più giovane.

Sebastiano, ammazza la moglie spingendola giù dalle scale dopo averla percossa con una spranga.

Potrei continuare ancora perché purtroppo quasi tutti i giorni sentiamo queste notizie e siamo letteralmente invasi da una serie di numeri e dati che parlano di “uomini che odiano le donne”, di “donne vittime della furia omicida dei loro mariti, compagni, figli, fratelli o nipoti”.
Ma non c’è quasi mai nessuno che ci parla di quello che è successo prima in quelle case, in quei luoghi dove un copione spesso già noto si ripete tristemente; cosa accade nelle relazioni familiari in cui gli uomini insieme con le donne, nascono, si muovono e crescono fino a diventare “grandi”.
Per questi motivi mi sono spesso chiesta: come si possono migliorare i rapporti tra uomini e donne? è possibile crescere maschi e femmine migliori? si può eliminare la violenza dalla “virilità” maschile senza rendere un maschio “meno maschio”?

Il ruolo di mamma e papà
Da recenti studi sul tema delle violenze scoperte durante le guerre, è emerso che quelle generazioni di uomini violenti non erano cresciute con il mito del “macho”, ma con una presenza totalizzante delle donne, madri e nonne. I padri erano quasi sempre assenti, se non per il ruolo di “servizio d’ordine”: dare punizioni, picchiare.

Un bambino che cresce con un papà di cui conosce solo il lato duro, si forma un’idea distorta della virilità. Le mamme per prime devono imparare a dosare la loro presenza e a dare un senso ad ogni loro comportamento nei confronti dei figli. Se nel primo anno di vita è indispensabile la presenza assoluta della mamma, che crea il bagaglio di sicurezze per il futuro, dal terzo anno di vita i bambini devono passare del tempo soli con il papà: una passeggiata insieme, uno sport condiviso, momenti in cui padre e figlio sono da soli ad esplorare il mondo insieme.
I papà che oggi pensano che la cosa giusta sia far divertire i figli, dire loro sempre si, accontentandoli continuamente, fanno un grosso errore. Dal padre padrone di qualche anno fa, rischiamo di passare al padre budino: il primo era mortificante, il secondo è castrante. Anche i padri devono sapersi “dosare” imparando ad essere una base sicura, affettiva e regolativa, che permetta ai figli di crescere e diventare “grandi”. I padri devono mettere regole e farle rispettare, devono essere come la sponda di un fiume che permette all’acqua di scorrere senza disperdersi, di fluire correttamente e di non straripare.