Mai come in questo periodo dell’anno sentiamo parlare di dieta, rapide soluzioni per perdere peso e regime alimentare…ma qual è il significato della parola Alimentazione?

Il termine deriva dal latino “Alimentum” con il quale si intende “crescere, aumentare”,  più semplicemente l’ ingestione o la somministrazione di cibo.

L’alimentazione, nel senso più stretto,  è il soddisfacimento del bisogno fisiologico della fame e della sete, di cui ha bisogno la vita di ogni essere umano, fin da prima della nascita, dal periodo intrauterino. Il bisogno di alimentazione è in prima istanza fisiologico, non psicologico; tuttavia una condizione di bisogno fisiologico determina importanti conseguenze psicologiche nell’essere umano, conseguenze che prendono il nome di pulsioni.

Le pulsioni vanno distinte dal bisogno sia perché un organismo affamato può essere a tal punto indebolito da non manifestare alcuna pulsione al cibo, sia perché un organismo sazio può non manifestare alcuna diminuzione della pulsione al cibo.

L’alimentazione è quindi carica di significati, biologici, psicologici e relazionali, sin dal primo giorno di vita, in cui, la ricerca di cibo e la modalità di nutrimento, rappresentano le prime interazioni che il neonato ha con la madre e con il mondo esterno.

Studi recenti hanno ancor di più sottolineato un profondo legame tra lo stile di allattamento madre-bambino e l’atteggiamento comportamentale del bambino stesso.

Il cibo rappresenta quindi il primo rapporto che il bambino ha con il mondo e l’oggetto “altro da se” e attraverso il quale può esprimere il disagio o il rifiuto dell’ambiente o dell’altro, molto tempo prima di poter usare il linguaggio.

Secondo la psicoanalisi, l’alimentazione, oltre ad essere la prima forma di costruzione della propria identità attraverso il riconoscimento e la distinzione tra il sé e l’ ”oggetto esterno cibo”, è strettamente connessa al piacere. Piacere che nella prima fase di vita, detta “fase orale”, passa proprio attraverso la bocca (stimolazione, suzione, ingestione). E’ correlato a queste primissime esperienze di vita anche il piacere per il cibo dell’adulto, piacere che a volte è appagato o al contrario frustrato o mai completamente soddisfatto.

A causa dei suoi significati e della sua rilevanza simbolica, l’alimentazione diventa spesso l’espressione di numerosi conflitti psichici che possono andare dalla fame nervosa (una risposta ad uno stato di depressione e di vuoto ansioso), all’inibizione che può riferirsi o all’alimentazione in generale o a specifici alimenti che hanno per la persona un particolare senso. Talvolta i propri “divieti alimentari” vengono idealizzati o razionalizzati e si traducono nella scelta di particolari diete o in varie forme ritualizzate di alimentazione che diventano di fatto inconsciamente finalizzate alla proibizione del piacere associato all’alimentazione. Quando il divieto, o più spesso, i divieti arrivano a costituire il centro del comportamento dell’individuo, possiamo assistere alle varie forme di disturbi del comportamento alimentare (DCA) come l’anoressia, con il rifiuto sistematico del cibo, la bulimia con l’impulso irrefrenabile al cibo, l’ortoressia…vedi il mio articolo al link https://www.teresapomponi.it/ortoressia-la-mela-rossa-di-biancaneve/

 

Come diceva Mara Selvini Palazzoli, terapeuta familiare che per anni ha lavorato con i disturbi alimentari psicogeni e le “famiglie anoressiche”, “…la patologia alimentare rappresenta una sorta di epidemia del nostro tempo e i sintomi della dieta e dell’abbuffata sono espressione di una difficoltà nel raggiungimento della propria identità adulta. Pensare al cibo e al corpo distrae dalla propria insicurezza e combatte il sentimento di inadeguatezza dei pazienti”.

Sentimenti di inadeguatezza ed insicurezza che in alcune fasi della vita possono essere vissuti da chiunque, ma che possono essere affrontati, elaborati e superati.

L’alimentazione rappresenta certamente un grande strumento di comunicazione con l’altro, ma sembra fortemente rischioso lasciare che questo siano l’unico mezzo attraverso il quale “parlare” all’altro, soprattutto dopo il primo anno di vita in cui si può, si deve utilizzare anche lo strumento della parola.

Il segreto quindi, per affrontare in primis le proprie difficoltà, è parlare con gli altri e non chiudersi, parlare di sé e dei propri vissuti, in un momento in cui la parola c’è ed è forte quanto i gesti.  A volte tuttavia sembra essere inefficace, inespressa o non troppo ascoltata e per questo riemerge il bisogno di utilizzare di nuovo il cibo e il corpo per farsi ascoltare e vedere. Il cibo e il corpo come unici mezzi di comunicazione del disagio, proprio come accadeva nelle primissime fasi di vita.

Per questi motivi è importante educare ed educarsi al cibo, informare ed informarsi correttamente, senza ossessionare, spaventare, ossessionarsi e spaventarsi.

Comprendere a fondo il reale significato etimologico della parola “Alimentazione” che non è solo cibo e nutrimento per il corpo, ma anche relazione con gli altri, aspettative ed emozioni reciproche, crescita psicologica e parte fondante della nostra mente e dei nostri pensieri.