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About Teresa Pomponi

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Chi è lo psicologo? Cosa fa?

Lo psicologo è un esperto di prevenzione, diagnosi, sostegno e terapia in ambito psichico.

E’ un laureato, abilitato alla professione attraverso il superamento di un esame di Stato, che interviene in tutte quelle situazioni in cui le condizioni personali, le relazioni con gli altri e con il mondo esterno costituiscono fonte di disagio o di difficoltà.

Le sue competenze possono essere rivolte al singolo individuo, alla coppia, alla famiglia o ad un gruppo di persone.

E’ la figura professionale che si consulta in situazioni di malessere psicologico più o meno intenso, di difficoltà relazionali, di bisogno di chiarezza o di semplice bisogno di ascolto.

In passato era comune pensare che chi si rivolgeva ad uno psicologo fosse  “pazzo” o “diverso”.  Come sappiamo questa credenza è falsa ed ormai superata. Al contrario, rivolgersi ad uno psicologo vuol dire prendersi cura della propria salute mentale e fisica, che camminano sempre di pari passo, ed avere un grande senso di responsabilità e coscienziosità.

Se ci troviamo in situazioni di sofferenza e/o proviamo un senso di inquietudine che facciamo fatica a gestire, è preferibile non lasciare passare molto tempo prima di farsi aiutare e non minimizzare la propria condizione.

Affrontare la situazione con l’aiuto di un esperto, prima che si aggravi e che diventi “troppo grande” da sostenere, consente di trovare sollievo, benessere in tempi brevi e di non stare male per lungo tempo come spesso capita a chi vive il proprio malessere in completa solitudine.

Ecco una serie di situazioni nelle quali è utile consultare uno psicologo:

– per difficoltà nello sviluppo di bambini e adolescenti (problemi di apprendimento, iperattività, balbuzie, enuresi, tic nervosi, eccessiva timidezza e chiusura, difficoltà di comunicazione e relazionali, ansia da prestazione, problematiche relative alla sfera sessuale);

– per difficoltà genitoriali nell’educazione […]

Uomini che amano le donne

Francesco, pensionato, uccide la sua ex compagna che l’aveva lasciato per un uomo più giovane.

Sebastiano, ammazza la moglie spingendola giù dalle scale dopo averla percossa con una spranga.

Potrei continuare ancora perché purtroppo quasi tutti i giorni sentiamo queste notizie e siamo letteralmente invasi da una serie di numeri e dati che parlano di “uomini che odiano le donne”, di “donne vittime della furia omicida dei loro mariti, compagni, figli, fratelli o nipoti”.
Ma non c’è quasi mai nessuno che ci parla di quello che è successo prima in quelle case, in quei luoghi dove un copione spesso già noto si ripete tristemente; cosa accade nelle relazioni familiari in cui gli uomini insieme con le donne, nascono, si muovono e crescono fino a diventare “grandi”.
Per questi motivi mi sono spesso chiesta: come si possono migliorare i rapporti tra uomini e donne? è possibile crescere maschi e femmine migliori? si può eliminare la violenza dalla “virilità” maschile senza rendere un maschio “meno maschio”?

Il ruolo di mamma e papà
Da recenti studi sul tema delle violenze scoperte durante le guerre, è emerso che quelle generazioni di uomini violenti non erano cresciute con il mito del “macho”, ma con una presenza totalizzante delle donne, madri e nonne. I padri erano quasi sempre assenti, se non per il ruolo di “servizio d’ordine”: dare punizioni, picchiare.

Un bambino che cresce con un papà di cui conosce solo il lato duro, si forma un’idea distorta della virilità. Le mamme per prime devono imparare a dosare la loro presenza e a dare un senso ad ogni loro comportamento nei confronti dei figli. Se nel primo anno di vita è indispensabile la presenza assoluta della mamma, che crea il bagaglio di sicurezze per il futuro, dal terzo […]

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