Psicoterapia

Consulenza Psicologica Gratuita ad Ottobre!

Da oggi, lunedì 5 ottobre, Giornata Mondiale del Benessere Psicologico, fino a fine mese, il Centro di Consulenza Psicologica “Dott.ssa Teresa Pomponi” offre incontri di Consulenza Psicologica Gratuita tutti i giorni su appuntamento.

Chiama ora per un colloquio!

Prenditi cura della tua psiche e della tua mente!

Ortoressia: la mela rossa di Biancaneve

Conosci qualcuno che segue una dieta autoimposta che inorridisce quasi sempre di fronte ad ogni tipo di cibo? qualcuno che non mangia perché il pasto non supera il “clean test”? o per cui un semplice giro al supermercato si trasforma in un lungo evento stressante durante il quale ogni etichetta viene studiata attentamente?

Noi tutti conosciamo le abitudini alimentari dei vegetariani, degli amanti del rawfood (cibo crudo), dei celiaci, dei reducetarians (coloro che riducono il consumo di carne mangiandola sempre solo di “qualità”) e dei pescartarians (coloro che non mangiano la carne ad eccezione del pesce), consumatori attenti che leggono con molta cura le etichette degli alimenti che mangiano.

Ma a volte può succedere che l’attenzione al cibo, da ragionevole e necessaria, diventa eccessiva, incontrollata, una vera e propria trappola, così come avviene per l’anoressia e la bulimia. Si sviluppa quindi un’ ossessione per il cibo “sano”, gran parte della giornata è occupata dai pensieri sul cibo “migliore” da assumere e dominata dalle azioni che conseguono da questa fissazione che limita sempre di più la propria vita e i rapporti con gli altri.

Si finisce per assumere enormi quantità di un unico alimento considerato salutare (a volte associate ad integratori in dosi fai-da-te) o piccole quantità di differenti cibi che tuttavia non coprono il fabbisogno giornaliero, sia in termini di calorie che di vitamine e componenti essenziali per una corretta alimentazione.

Forse questo è il momento in cui si può parlare di “Ortoressia”.

Ma che cosa significa questo nuovo termine?

L’ortoressia  (termine composto da “Ortho” che vuol dire diritto, di forma rettangolare e “Orexia”, desiderio, l’appetito e quindi “appetito rigido”) viene definita come una “forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche”.

Proposta come forma patologica […]

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    Medico e psicologo si alleano: i farmaci si riducono di un quarto

Medico e psicologo si alleano: i farmaci si riducono di un quarto

Un lungo lavoro di ricerca e sperimentazione iniziato 13 anni fa, ci rimanda ora i primi risultati certi. La ricerca è stata portata avanti in due regioni, Umbria e Lazio. Per tre anni, due giorni a settimana un dottore e uno psicologo hanno visitato insieme nello stesso studio i pazienti informati del nuovo servizio.

Il risultato: un minor carico di lavoro del medico di base, una percezione di miglioramento dell’assistenza e maggiore benessere psicofisico riferiti dai pazienti e una spesa sanitaria che si è ridotta del 28% ogni anno, una cifra che si avvicina ai 75 mila euro per ogni medico. Se la sperimentazione fosse portata avanti in tutti gli studi medici e in tutta Italia (abbiamo circa 46.000 medici di base distribuiti su tutto il territorio nazionale) vi lascio solo immaginare quale potrebbe essere stata la cifra risparmiata in farmaci e prestazioni sanitarie.

La collaborazione medico-psicologo, promossa e realizzata in primis  dal professor Luigi Solano, docente di Psicosomatica all’Università La Sapienza di Roma, rappresenta un approccio nuovo alla salute che accoglie e si prende cura del paziente nella sua totalità, non solo come corpo da guarire. «E’ un’iniziativa» spiega il professore, «che integra la proposta sanitaria con la consulenza psicologica e si rivolge a tutta la popolazione, al pari della consulenza medica».

Finora sono state coinvolte 3 città: Roma, Orvieto e Rieti, con 14 psicologi e 12 studi medici. Lo psicologo incontra i pazienti insieme al medico e interviene nel contesto della visita. Se lo ritiene opportuno ed emerge una motivazione ad un lavoro più approfondito propone al paziente ulteriori colloqui.

La novità di questo progetto è che lo psicologo si occupa di tutti, non solo di chi ha un disagio psichico esplicito. Questo gli consente di […]

Gli animali che curano : la “Pet Therapy”

Il termine Pet Therapy (in italiano Zooterapia) indica una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale.

Questo nuovo tipo di terapia, applicata per la prima volta dallo psichiatra infantile Boris Levinson intorno agli anni 60, si basa sul contatto dell’uomo con gli animali domestici quali cani, gatti, pappagalli e anche cavalli, asini e delfini. Negli ultimi cinquanta anni si è affiancata alle terapie tradizionali, per la cura di disabilità psichiche come l’autismo, difficoltà fisiche come i deficit dell’udito, della vista e del movimento e anche dei disturbi psichici e dell’apprendimento quali ansia ed iperattività.

La Pet Therapy trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero. Dall’ospedale Niguarda di Milano al Policlinico di Roma, al Meyer di Firenze fino alle centinaia di scuole e RSA e Istituti Penitenziari, ogni regione in Italia ha almeno un progetto di Pet Therapy .

La Pet Therapy è una co-terapia che generalmente affianca una terapia tradizionale con lo scopo di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative (psicologo, medico, operatore sociale) soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea.                   La presenza di un animale nell’équipe di aiuto al paziente, permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con quest’ultimo e, tramite questo rapporto, di stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia di stimolare la partecipazione attiva del paziente.

Prendersi cura di un animale calma l’ansia, favorisce l’ascolto emotivo proprio e dell’altro e aiuta a superare lo stress e la depressione. Durante le sedute si riduce la pressione sanguigna, la glicemia ed il battito cardiaco e con il tempo, le endorfine, ormoni del benessere, risultano più numerose.                                Effetti riscontrati e confermati da decine di studi scientifici, tanto che […]

Chi è lo psicologo? Cosa fa?

Lo psicologo è un esperto di prevenzione, diagnosi, sostegno e terapia in ambito psichico.

E’ un laureato, abilitato alla professione attraverso il superamento di un esame di Stato, che interviene in tutte quelle situazioni in cui le condizioni personali, le relazioni con gli altri e con il mondo esterno costituiscono fonte di disagio o di difficoltà.

Le sue competenze possono essere rivolte al singolo individuo, alla coppia, alla famiglia o ad un gruppo di persone.

E’ la figura professionale che si consulta in situazioni di malessere psicologico più o meno intenso, di difficoltà relazionali, di bisogno di chiarezza o di semplice bisogno di ascolto.

In passato era comune pensare che chi si rivolgeva ad uno psicologo fosse  “pazzo” o “diverso”.  Come sappiamo questa credenza è falsa ed ormai superata. Al contrario, rivolgersi ad uno psicologo vuol dire prendersi cura della propria salute mentale e fisica, che camminano sempre di pari passo, ed avere un grande senso di responsabilità e coscienziosità.

Se ci troviamo in situazioni di sofferenza e/o proviamo un senso di inquietudine che facciamo fatica a gestire, è preferibile non lasciare passare molto tempo prima di farsi aiutare e non minimizzare la propria condizione.

Affrontare la situazione con l’aiuto di un esperto, prima che si aggravi e che diventi “troppo grande” da sostenere, consente di trovare sollievo, benessere in tempi brevi e di non stare male per lungo tempo come spesso capita a chi vive il proprio malessere in completa solitudine.

Ecco una serie di situazioni nelle quali è utile consultare uno psicologo:

– per difficoltà nello sviluppo di bambini e adolescenti (problemi di apprendimento, iperattività, balbuzie, enuresi, tic nervosi, eccessiva timidezza e chiusura, difficoltà di comunicazione e relazionali, ansia da prestazione, problematiche relative alla sfera sessuale);

– per difficoltà genitoriali nell’educazione […]

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